Intervista a Roberto Tarabella

Roberto Tarabella svolge la professione di orologiaio, proseguendo una lunga tradizione familiare che dura da cinque generazioni. E' titolare del laboratorio “L'Orologiaio” presso Lido di Camaiore, specializzato in assistenza, riparazione e restauro di orologi delle marche più prestigiose.
Lavorare con oggetti che possono avere più di mezzo secolo richiede sicuramente un approccio diverso rispetto ad un intervento ordinario e tanta esperienza. Come cambia la riparazione di un orologio vintage rispetto ad uno contemporaneo?
Il restauro e la riparazione richiedono sempre, oltre a perizia, estrema attenzione e concentrazione. Queste regole sono basilari per svolgere questa professione, unite al massimo rispetto per ogni singolo modello prescindendo dal pregio, valore o brand, in quanto anche i segnatempo non particolarmente quotati sul mercato possono racchiudere in sè un valore a volte sottovalutato ma inestimabile, quello affettivo, oppure più semplicemente potrebbero essere l'unico orologio che il cliente possiede.
Detto questo, ovviamente vanno fatte le dovute distinzioni, in quanto un orologio d'epoca richiede una particolare sensibilità, data da diversi fattori, su tutti un grande amore per il proprio lavoro ed una grande passione.
Ogni orologio da restaurare è una nuova sfida e spesso ci pone di fronte a nuovi limiti: lo stimolo è applicarsi per saperli risolvere e superarli al meglio brillantemente.
Uno di questi limiti talvolta è la ricostruzione di parti mancanti o irrimediabilmente usurate, non più reperibili in fornitura, che non è presente lavorando su calibri di recente produzione, avendo modo di poter attingere a nuove parti ancora disponibili sul mercato.
Spesso l'orologio d'epoca necessita di interventi di ripristino per portarlo alle condizioni di un tempo. Personalmente preferisci un restauro conservativo che non nasconda i segni del tempo o un intervento radicale che lo riporti come nuovo?
Per me una regola fondamentale è fare in modo che l'orologio recuperi a pieno le sue funzioni, cronometriche ed estetiche, facendo in modo di non imporre la mia "mano", ovvero il segno del restauro. Questo per me è il segreto di un vero intervento consapevole: conservare per tramandare.
L'equazione "quanto più si tira a lucido tanto meglio è il risultato" a mio avviso non corrisponde appieno ai canoni di conservazione di un orologio, ancor più se d'epoca e di particolare pregio o valore storico e commerciale.
E' certamente più semplice rimuovere la patina del tempo che saper miscelare ottima funzionalità a fascino e vissuto spesso testimoni non solo di un passato, ma sinonimo di qualità e originalità.
In fase di valutazione di un intervento posso esprimere i miei personali pareri, poi, oltre ad eseguire dal punto di vista tecnico il lavoro a regola d'arte, devo soddisfare pienamente quelle che sono le esigenze del cliente.
Occorre aver ben chiaro, oltre al risultato finale, ciò che non si vuole che venga categoricamente fatto, come ad esempio pulitura quadrante, ritriziatura, lucidatura eccessiva e altri interventi eccessivi o invasivi.
L'acquisto di un orologio vintage spesso ha come conseguenza una reperibilità di ricambi che può essere molto problematica: alcune maison non li producono più e non garantiscono un'adeguata assistenza. Qual è il tuo parere in proposito?
Ultimamente, con sorpresa di molti, alcune maison hanno dato cenni di apertura nei confronti di modelli prodotti anche molti anni fa, segno di una crescente e positiva sensibilità da parte delle stesse nei confronti di un'importante porzione di mercato.
L'assistenza ufficiale su orologi d'epoca da finalmente la giusta attenzione ad un folto pubblico di estimatori storici del marchio, mirando non solo alle nuove produzioni ed al commerciale.
In molti casi però la politica che puntava prevalentemente alla vendita del nuovo ha fatto si che si creasse una sorta di cultura da parte dei centri assistenza ufficiali limitata ai modelli di recente produzione, tralasciando i modelli più datati.
Questo ha dato modo a molti orologiai indipendenti di potersi specializzare nella riparazione degli orologi d'epoca, raggiungendo oggi risultati ottimali, in certi casi superiori all'assistenza ufficiale.
Molti marchi hanno letteralmente svuotato i loro magazzini ricambi, trovandosi oggi totalmente privi di parti da poter utilizzare nel restauro di modelli che in alcuni casi hanno raggiunto sul mercato notevole interesse dal punto di vista collezionistico e di conseguenza valutazioni di tutto rispetto. Queste scelte, dettate quasi certamente da regole di mercato, per certi versi si sono rivelate come una sorta di boomerang, recando talvolta, a mio modesto avviso, danni d'immagine.
Il collezionista quindi, con l'esperienza ed il tempo, ha saputo suo malgrado scegliere, selezionando tra i molti la figura professionale che rispondeva al meglio alle sue specifiche esigenze ed ovviamente dell'orologio da riparare.
Piccoli laboratori oggi sono vere e proprie miniere di pezzi di ricambio ormai rarissimi, talvolta introvabili, che in alcuni casi risolvono problemi notevoli. la specializzazione poi ha fatto si che là dove il ricambio non sia più reperibile, la perizia e l'abilità artigianale, unite alle giuste attrezzature, mettano in condizioni di ricostruire le parti necessarie.
Alla fine, in virtù di un approccio diverso alla professione, oggi forse sono proprio gli orologiai indipendenti a portare avanti la filosofia del restauro e della riparazione, della risoluzione dell'"impossibile" e non solo l'assemblaggio di parti nuove.
Acquistare un orologio d'epoca in modo avventato è spesso un'incognita che può riservare costose sorprese: ci sono dei controlli basilari che ogni appassionato dovrebbe fare prima di scegliere il proprio segnatempo?
Certo, ma tutto dipende dalla propria personale esperienza e conoscenza in materia. Oggi anche i neofiti grazie al web hanno modo di apprendere molto e molto in fretta rispetto a pochi anni fa, ma ogni orologio è cosa a sè e può presentare difetti talvolta difficilmente riscontrabili tramite una frettolosa ed occhiata al movimento montato, traendo in inganno anche l'occhio più esperto.
E' forse scontato, ma a volte è risolutivo il supporto in fase di acquisto da parte del proprio tecnico di fiducia.
Oltre a mettere al riparo da brutte sorprese ed onerose spese di riparazione, può dare un parere generale sulle condizioni del movimento, sulla qualità e bontà di tutte le parti che compongono l'orologio in esame e suggerendo i necessari interventi ed i relativi costi.
Il progressivo affermarsi di internet ha ampliato notevolmente le conoscenze dei semplici appassionati, che ora possono spesso accedere a nozioni che fino a qualche anno fa erano prerogativa degli “addetti ai lavori”. Qual è il tuo giudizio sul ruolo del web?
Rivoluzionario, stimolante, positivo, inebriante. Beh sì, ritengo il web come un buon vino: dà piacevoli sensazioni e gratifica se è buono, ma va preso nelle giuste dosi non abusandone... se di scarsa qualità dà il mal di testa!
Battute a parte, ritengo l'avvento della rete nel complesso positivo, anche se non tutto ciò che si legge è "la bibbia" né corrisponde sempre ad una verità assoluta, richiedendo spesso approfondimenti e interpretazioni.
Ma tutto questo l'utenza l'ha capito ed oggi sa dare il giusto peso a ciò che legge, avendo avuto il tempo di maturare, crescere, valutare, condividere e quindi imparare.
Tutto questo grazie in particolar modo ai fora dedicati, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella divulgazione in modo semplice e fruibile anche da parte dei neofiti.
Grazie al meccanismo domanda/risposta, hanno portato a conoscenza di molti dati e nozioni spesso complessi, in particolar modo se parliamo di tecnica-
Anche in questo caso la passione, la pazienza, la dedizione di molti colleghi ed esperti di settore, hanno dato un contributo fondamentale.
Numerosi marchi prestigiosi, Longines ad esempio, sono ormai confinati ai margini del collezionismo nonostante vantino una importantissima storia alle spalle e abbiano meccaniche straordinarie. Credi che si possa verificare un'inversione di tendenza?
E' auspicabile per gli estimatori di molte glorie del passato, ma ad oggi forse poco realistico.
Le scelte imposte dal mercato con l'avvento del quarzo hanno portato molte case a dover tagliare i costi di produzione: il risultato è stato un netto ma inevitabile calo del livello qualitativo dei prodotti.
L'assemblaggio di movimenti prodotti da terzi ha portato ad un appiattimento che ha praticamente annullato la ricerca, la sperimentazione e la creazione di nuovi movimenti.
Per quanto concerne l'aspetto prettamente tecnico, gli effetti di quel "terremoto con gli occhi a mandorla" che determinò la fine di molte aziende chiudendo una fase storica di un modo di fare orologeria, sono ancora tangibili.
Oggi ci resta la possibilità di apprezzare ed ammirare oggetti che testimoniano quel glorioso passato, con la speranza che molte di quelle stelle tornino a brillare: i segnali ci sono e sono molto incoraggianti.
Rolex è ormai da diversi anni al centro dei desideri dei collezionisti, pur non possedendo meccaniche particolarmente sofisticate né rifinite. Da tecnico orologiaio come giudichi questo apparente controsenso?
E' vero, Rolex concede poco alle particolari finiture estetiche, alle leziosità se vogliamo, attenendosi all'essenziale.
Rolex nasce per creare un orologio robusto, impermeabile e preciso. In questo la casa coronata è riuscita bene ed ha mantenuto nel tempo una coerenza produttiva paragonabile a poche altre maison, forse unica nel suo genere.
Questo suo modo di essere "conservatrice" rimanendo fedele nel tempo alle sue linee guida, vedi la cassa Oyster che nel tempo ha subito solo migliorie ma non veri e propri radicali stravolgimenti, ha fatto diventare i suoi modelli un must.
Il non conformarsi, il non cedere alle mode e agli stili del momento, ha reso i suoi orologi unici, imitatissimi ma inimitabili, ambitissimi e ricercati.
Alla fine forse quello che fa davvero grande Rolex è la sua semplicità: un movimento affidabile e robusto protetto da ogni agente esterno grazie ad una cassa praticamente indistruttibile. Che dire, semplicemente geniale!
Nell'arco della sua storia, Rolex ha proposto soluzioni tecniche semplici ma nel contempo molto efficaci, come la corona Triplock o la valvola per l'espulsione dell'elio. Da orologiaio, qual è il brevetto Rolex che apprezzi maggiormente?
Il concetto della cassa Oyster, specialmente sui primi modelli a vite dove l'anello ferma movimento era esternamente filettato e su di esso venivano serrati sia la lunetta che il fondello, assolvendo contemporaneamente a tre funzioni importantissime.
La regolazione micrometrica Micro-stella: seppur basato su un concetto classico del dispositivo di regolazione, questo brevetto permette una regolazione molto fine dando ottimi risultati cronometrici.
L'operazione si svolge tramite l'apposito utensile senza dover necessariamente smontare il bilanciere, rendendo tale delicata operazione più agevole e veloce.
All'ultima fiera di Basilea Rolex ha puntato sull'esasperazione tecnica, presentando l'evoluzione del Sea-Dweller, il rivoluzionario Deep Sea: un concentrato di interessanti soluzioni innovative che rompe nettamente col passato. Da tecnico, come giudichi questo nuovo modello?
Interessante per la sua maggior resistenza alle profondità. Certo le generose proporzioni semplificano questo risultato dal punto di vista produttivo e tecnico.
Bellissimo il bracciale ed il nuovo sistema di prolunga, bello il cenno al passato con il vetro bombato e innovativo per il marchio l'utilizzo del titanio per una porzione di fondello. Forse c'è qualche scritta di troppo, ma questo fà parte del gusto personale.
Sarebbe stato ancor più stimolante corredarlo di una nuova scatola dedicata al modello con espliciti richiami al mare, ai sub e alle profondità... magari con un cinturino in materiale tecnico di ricambio e, perchè no, corredarlo di una ghiera "paracolpi" da avvitare esternamente sulla ghiera girevole, a protezione del vetro e del'inserto in ceramica. Chissà se magari in futuro...
La tua professione ti mette sicuramente in contatto con appassionati e collezionisti: ci descriveresti il tuo cliente “tipo”? Ti è capitato qualche episodio significativo che vuoi raccontarci?
Il contatto con il pubblico arricchisce molto ed è una grande scuola di vita. Personalmente per mia natura tendo ad instaurare un rapporto più umano che formale e professionale: ciò permette di poter entrare in contatto più diretto con molte persone ed aiuta a capire più agevolmente quali sono le preferenze, i gusti e le esigenze di ognuno.
Mi capita di pianificare assieme al cliente il lavoro che dovrò svolgere sul suo orologio, e sono ben consapevole della fiducia che ripone in me, nelle mie capacità tecniche, nella mia possibilità di capire appieno quale risultato lui desideri esattamente a lavoro ultimato.
Capita di stare ore alla ricerca della miglior soluzione e ti vengono raccontati molti aneddoti: i momenti e le emozioni che hanno preceduto un'acquisto, la ricerca per lungo tempo e poi la gioia nel trovare proprio ciò che si desiderava. A molti orologi sono legati ricordi e momenti di vita importanti: questo porta ad intrecciare bei rapporti, che spesso vanno oltre il lavoro diventando vere e proprie amicizie.
Ci sono collezionisti affascinati dal mio lavoro ai quali piace entrare nel vivo del restauro, sapere quali sono le varie fasi di lavorazione, in che modo e tempi vengono eseguite, ed in certi casi non è raro che inviti i più appassionati a seguire tutte le fasi di lavorazione.
Aneddoti? Beh ce ne sono molti, alcuni davvero esilaranti... Con i clienti più "apprensivi" ad esempio, che vedono il loro amato orologio tutto smontato, alzandomi dal banchetto dico loro "Dai ora lo rimonti tu ok?" oppure "Mah....... e adesso chi lo rimonta?!"
Da vedere l'attimo di terrore nei loro occhi!