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Intervista a Marco Strazzi



Marco Strazzi52 anni, residente a la Chaux-de-Fonds (Svizzera), laureato in lingue e letterature straniere, giornalista sportivo (Guerin Sportivo, Match-Ball, Master) dal 1984 al 2004, autore/editore di due libri storici sull’orologeria nel 2005 (Lancette & C.) e 2007 (Rolex dalla A alla Z), creatore di 10e10.ch (unico sito svizzero in italiano sull’orologeria) nel 2010, traduttore in italiano di libri e cataloghi di orologeria. E Newbie del Forum di vetroplastica.it!

Ciao Marco, inanzitutto come ti definiresti?

Prima di tutto un appassionato di orologi. E poi uno storico, più che un esperto. Secondo me sono due competenze diverse. L’esperto è il professionista (o l’amatore, dipende se gli orologi sono un hobby o un’attività) che ha acquistato le proprie conoscenze sul campo, esaminando migliaia di orologi, scambiando informazioni con collezionisti e commercianti, magari visitando qualche museo. Lo storico ha una preparazione diversa: ha visto meno orologi, ma ha fatto ricerche estese presso archivi e biblioteche, conosce perfettamente almeno il francese e l’inglese, va spesso “sul posto” (la Svizzera, in questo caso). L’esperto è imbattibile quando si tratta di individuare un quadrante “sbagliato” o ristampato, mentre dello stesso modello lo storico può raccontarti la genesi.

Come sono nati i tuoi libri e il tuo sito?

“Lancette & C.” è nato dall’insoddisfazione: non ero mai riuscito a trovare un libro sulla storia dell’orologio da polso che mi piacesse davvero. Allora ho pensato di farlo io. Le competenze puramente editoriali me le aveva date la mia attività di giornalista, il resto l’ho fatto dedicando cinque anni di tempo libero e di vacanze alle ricerche. Poco male, se il successo avesse ricompensato la fatica. Invece no. Il libro ha venduto poco e il brutto è che non ho ancora capito perché: troppo tecnico? Colpa della lingua (l’italiano)? Dell’impaginazione poco attraente? Boh… Comunque le cose sono andate meglio al secondo tentativo. Per creare “Rolex dalla A alla Z” mi sono bastati dieci mesi perché gran parte delle ricerche le avevo già fatte, e i risultati di vendita sono stati quattro volte migliori. Allora mi sono detto che il difetto di “Lancette & C.”, probabilmente, era di essere troppo poco… Rolex.
Con il sito 10e10.ch ho inteso creare un salotto dedicato alla cultura, alla storia e all’attualità dell’orologeria, un punto d’incontro accogliente e silenzioso: quasi una biblioteca, con il profumo del legno stagionato al posto degli effetti speciali e delle animazioni. È un’esperienza nuova e a giudicare dalle visite gli internauti la trovano interessante. Lo definirei un po’ il fratello minore di Lancette & C., anche se i contenuti sono inediti al 90%. La parte che mi piace di più è la storia dell’automatico, un progetto che mi frullava per la testa da tempo. Il quiz invece dev’essere troppo difficile: nessuno è arrivato vicino alle soluzioni. Forumisti, se ci siete battete un colpo. Anzi due, visto che gli orologi da individuare sono due.

Com’è il collezionista svizzero?

Diverso dagli altri, almeno nella zona dove abito. Qui molti sono orologiai o figli o nipoti di orologiai, la tecnica ce l’hanno nel sangue. Dunque sanno tutto sui movimenti e molto sulla storia, meno sui dettagli estetici. Credo che nessuno riuscirebbe ad affrontare un dibattito sul quadrante di un GMT-Master del 1958 con un Forumista di vetroplastica! In compenso una lieve deformazione della spirale riescono a individuarla anche senza lente e con il bilanciere in movimento. Quanto alle marche, si nota una maggiore varietà d’interessi. Rolex non è il dominatore unico della scena, ragion per cui al collezionista italiano non consiglio di comprare orologi non-Rolex in Svizzera: a parità di condizioni lo pagherebbe comunque di più che in Italia. Un caso singolare è quello di IWC. Nella Svizzera tedesca vanno pazzi per il marchio, un po’ perché è l’unico che “parla” la loro lingua e un po’ per la sua connotazione tecnologica che attira un pubblico molto sensibile a questo argomento.

Come viene vissuto l’orologio nella zona dove lo producono?

Come una fonte di lavoro e di benessere nei momenti migliori, di preoccupazione durante le crisi. La sua importanza per la vita economica è tale che tra la gente comune manca quasi totalmente il trasporto sentimentale di noi italiani o di altri appassionati. Per te o per me è un sogno che di tanto in tanto possiamo permetterci di realizzare. Per loro è la realtà. Con questo non intendo dire che siano indifferenti, tutt’altro. Sono orgogliosi delle loro competenze, appassionati del loro lavoro. Però lo vivono come un’attività, mentre per molti di noi – logicamente – è un hobby.
Per questo la crisi del 2009 è stata vissuta malissimo: dalle mie parti – regione orologiera per eccellenza – il tasso di disoccupazione è arrivato al doppio della media nazionale. Negli anni del boom, dal 2004 al 2008, si vendeva tutto: Case nate da un giorno all’altro diventavano subito protagoniste del mercato e assumevano decine di dipendenti perché in caso contrario non avrebbero potuto rispondere agli ordinativi; e lo stesso facevano i loro fornitori. Quando il mercato si è fermato, diverse aziende sono fallite e altre hanno dovuto fare tagli pesanti. Ora le cose vanno meglio, ma è una ripresa che riguarda soprattutto i big: gruppo Swatch (Omega, Longines, Tissot,…), Richemont (Cartier, Vacheron, LeCoultre,…), i soliti Rolex e Patek. Gli altri sono ancora in affanno.

Qual è il ruolo del mercato italiano nel panorama internazionale?
Una volta si diceva che se un orologio aveva successo in Italia non potevano esserci dubbi sulla sua riuscita nel resto del mondo. Forse era un’esagerazione. In ogni caso adesso la situazione mi sembra cambiata, e non sono l’unico a pensarla così. Recentemente, accompagnando clienti italiani in visita presso manifatture di primo piano, ho colto qualche segnale di stanchezza nei confronti dei “cipolloni” che dominano il mercato da diversi anni. Eppure i cataloghi sono tuttora pieni di orologi XXL, segno che le Case li vendono bene, soprattutto sui mercati emergenti (Cina, Russia, …). Adesso pare che stia tornando in auge l’ultrapiatto. Mi auguro che abbia successo, perché trovo che sia non solo una vera e nobile complicazione, ma anche un antidoto contro quello che definirei “lusso dozzinale”.

Quali sono la marca e il modello preferito nella tua zona?

L’abitudine di guardare subito il polso delle persone che incontro mi ha permesso di scoprire che il best-seller della regione è il Tissot T-Touch. Piace anche a molti di coloro che potrebbero permettersi un oggetto più importante. Del resto, la marca è tradizionalmente una delle preferite dagli svizzeri.

Cosa consiglieresti a un appassionato italiano che progetta una visita in Svizzera?

I musei da non perdere sono il MIH di La Chaux-de-Fonds e il museo privato Patek Philippe di Ginevra. Poi quasi tutte le Case importanti hanno la loro esposizione di pezzi d’epoca. Per quanto riguarda le visite alle manifatture, vanno richieste e prenotate con largo anticipo: basta un colpo di telefono, capita spesso di parlare con qualcuno che conosce l’italiano. In genere, malgrado episodi di cronaca anche recenti (il furto al Museo Audemars Piguet), le Case sono piuttosto gentili. Ma è impensabile presentarsi sul posto senza preavviso e chiedere di entrare. E purtroppo accedere alle manifatture Rolex (Bienne e Ginevra) è impresa ardua. Quanto ai negozi vintage, sono meno numerosi che in Italia e concentrati nei grandi centri: Ginevra e Zurigo in particolare. A La Chaux-de-Fonds ce n’è uno solo, ma vale una visita.

Quali orologi preferisci? Quali letture consigli ai Forumisti?

L’orologio che indosso più volentieri è un Audemars Piguet Royal Oak Jubilé (1992). Secondo me è anche l’orologio da polso più bello di tutti i tempi. Ho notato che altri appassionati e addetti ai lavori (non necessariamente dipendenti di AP…) condividono questo giudizio, ma quando ho la tentazione di prendere troppo sul serio la mia opinione mi vado a rileggere la battuta di un collezionista americano, che ho trovato una volta su internet. Rivolto a un amico che - come me – è un ultras del Royal Oak, aveva replicato, freddamente: “Non so cosa ci trovi di speciale in quell’orologio, ma una cosa te la posso concedere: almeno non è brutto come il Nautilus!” Come demolire due miti in un colpo solo… Mi scuso per la digressione e vado avanti. Al secondo posto metto un Datejust 6305 in oro rosa, al terzo un cronografo in acciaio con tripla data e fasi lunari (Valjoux 88) assemblato, regolato e decorato a mano da un allievo del Technicum (scuola d’orologeria) di le Locle negli Anni 50: mi affascina per le finiture del movimento e perché non è frequente conoscere il nome di chi ha materialmente costruito l’orologio che porti al polso.
Quanto alle letture, escludo naturalmente i miei libri. Ai primi posti metterei i due kolossal di Marco Richon, ex conservatore del Museo Omega che ho avuto il privilegio di conoscere: “Omega Saga” e “Omega – Voyage à travers le temps”. In totale, oltre 1200 pagine di cultura enciclopedica resa appassionante dallo stile di un vero giornalista. Al terzo, “Rolex – The best of times” di James Dowling e Jeffrey Hess, bell’esempio di esperti (nel senso che dicevo all’inizio) in grado di essere convincenti anche come storici.

Quali sono le marche su cui puntare per una buona collezione?

Mi rendo conto che la risposta può suonare evasiva, ma dipende dal collezionista. Nel senso che chi tiene alla sicurezza dell’investimento deve puntare sui soliti marchi, Rolex in primis. Ho la sensazione che l’ascesa delle quotazioni Rolex non sia finita, tutt’altro. A farmelo pensare sono proprio le tendenze barocche della produzione contemporanea: più gli orologi diventano complicati esteticamente e tecnicamente, più gli amanti del vintage tenderanno a rifugiarsi nel classico, cioè la semplicità nel senso migliore del termine. Questo vale, naturalmente, anche per altre Case classiche, come Patek e Cartier. Mentre le quotazioni Vacheron continuano a sembrarmi un po’ basse in rapporto al valore effettivo. Non per questo incoraggerei a investire su Vacheron: la sua sotto-quotazione non è una novità, dunque potrebbe continuare a lungo.
Il discorso cambia se mi chiedi su quali marche deve puntare il collezionista “puro”. Chi è il collezionista puro? Uno che ama le meccaniche e le complicazioni insolite o rare, oppure i modelli che hanno rappresentato una svolta nella tecnica o nel design, indipendentemente dal nome che portano. A quel tipo di appassionato non servono consigli: sa benissimo che nella sua collezione non possono mancare, accanto ai pezzi delle Case blasonate, modelli “umili” (solo nel prezzo) come, solo per fare un esempio, il Grafic di Doxa, autentici bestseler della loro epoca.

Che ne pensi del “nuovo corso” del design Rolex e dei modelli recenti?

Secondo me il Milgauss con vetro verde è il Rolex più bello degli ultimi vent’anni. La dimostrazione, ma per gli amanti della Casa non è una novità, che non occorre chissà quale effetto speciale per ottenere un capolavoro: bastano poche intuizioni azzeccate. Detto questo, certi orologi “anabolizzati” (Day-Date II, Datejust II) non mi convincono, anche se capisco che Rolex non poteva rimanere l’unica Casa ad andare controtendenza. Trovo significativo, comunque, che siano ancora in catalogo anche le versioni di taglia media: meglio tenere il piede in due staffe, non si sa mai… Certo fa un certo effetto constatare che al giorno d’oggi il Daytona sembra quasi un orologio da donna.